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Cenni storici

Numerosi ritrovamenti archeologici, con corredi funerari ricchi di ceramiche peucete, ioniche, corinzie e attiche, raccontano come il territorio di Ginosa fosse sede di un insediamento indigeno dell'età arcaica, fervido di scambi commerciali e culturali con i circostanti centri apuli e lucani.

Della "Genusia" dell'età classica narra invece la cerchia muraria in grossi conci di tufo locale, all'interno della quale le abitazioni in muratura erano disposte lungo gli assi stradali. La storia continua con la città magno-greca, testimoniata dalla necropoli con sepolture a fossa o sarcofago monolitico, nei cui corredi tombali, il materiale ceramico di origine lucana o apula a figure rosse è sovradipinto con forme e motivi greci, di ispirazione epica e mitologica. Dal II sec. a.C. in Genusia si afferma la grande forza dell'Impero Romano, di cui diviene praesidium grazie alla sua posizione strategica. La floridezza della Genusia Romana è testimoniata fino al IV sec. d.C.

Siamo nella prima metà del sec. X quanto la venuta dei monaci, prevalentemente basiliani, riporta nel meridione d'Italia quella ventata di riellenizzazione conseguente al dominio bizantino. Nasce così una città presepe, raccolta ai piedi del Castello Feudale e della Chiesa Matrice, che appare misteriosa nel profondo della tortuosa gravina.

Villaggio concepito e strutturato come borgo medievale, ma scavato nella roccia dei pendii tufacei della gravina, dove abitazioni, chiese, cappelle, laboratori e molini testimoniano un ricco intreccio di arte, spiritualità e praticità. I secoli successivi furono caratterizzati dal continuo succedersi di feudatari, da Manfredi, a Filippo d'Acaia (1296), Stefano Sanseverino (1399), Ugone di Moliterno (1412), Pirro del Balzo (1459) principe di Altamura e Duca di Montescaglioso coinvolto nella congiura dei baroni ed infine al saggio e generoso Federico d'Aragona che, divenuto re di Napoli, nel 1496, fece dono del feudo ad Antonio Grisone Sanseverino, accusato poi di tradimento.

Nel 1556, l'Imperatore Carlo V nominò barone della città il fedelissimo ammiraglio Antonio Doria, dal quale i ginosini ebbero diversi benefici, confermati successivamente da Giambattista, suo figlio, che legò il proprio nome a numerosi interventi quali il miglioramento delle campagne, l'innesto nel bosco di una qualità di olivastri tale da rendere l'oliveto di Girifalco uno dei più estesi della regione e la trasformazione del Castello in grande e comodo palazzo. In questo periodo sorsero anche gli importanti conventi dei Cappuccini e degli Agostiniani mentre - soprattutto dopo la costruzione della Chiesa Matrice - lo sviluppo urbanistico cambiava direzione, spostandosi lungo la via che dai piedi del Castello conduce alla cappellina di S. Antonio da Padova, in un susseguirsi di cantine, vialetti, spiazzali, palazzi che delineano la singolarità del centro storico ginosino. Con il grande esodo dagli abituri in grotta si determinava ormai l'inarrestabile declino della Civiltà Rupestre. Il passaggio del feudo, nel 1632, agli Spinola Alcanices de Los Balbases segnò l'inizio di un periodo dolorosissimo conclusosi definitivamente - nonostante le divisioni demaniali successive al 1812 - solo nel 1922 quando il latifondo, ereditato dalla Corona di Spagna, fu alienato e venduto dalla reggente M. Cristina d'Austria all'O.N.C. e ad una società di siciliani. Si avviarono finalmente lo sviluppo economico ed il progresso sociale a lungo frenati dai precedenti sistemi amministrativi.

Ginosa illustra tutto ciò che l'ancestrale miscuglio di etnìe, di culture, di religione ha generato di positivo nel tempo. Seguire le sue vie, esplorare le sue contrade significa percorrere un cammino delle emozioni delle immaginazioni e delle evocazioni in una realtà che tende con orgoglio a mantenere inalterati nel tempo i valori della storia. I numerosi rinvenimenti archeologici testimoniano il succedersi dei periodi storici, nel territorio ginosino, dalla Preistoria al Medioevo.

Insediamenti del Paleolitico Gli scavi, diretti nell'agosto del 1998, 1999, 2000, 2001 e 2002 - per incarico della Soprintendenza Archeologica di Taranto - dal Prof. Gambassini della Sezione Preistoria del Dipartimento Archeologico dell'Università di SIENA, relativi ad un giacimento paleolitico in località cave Santoro, hanno consentito di retrodatare la presenza umana nella gravina di Ginosa a 50.000 anni fa.

Sono stati riconosciuti 12 strati geologici, regolarmente sovrapposti, che comprendono - da un punto di vista archeologico - 27 unità stratigrafiche. Tutte le unità, ad eccezione di un livello vulcanico sterile, hanno restituito un'abbondante industria litica riferibile al Paleolitico Medio che - a giudicare dai dati - elevano il sito ad importanza europea. I resti faunistici rinvenuti - legati all'attività di caccia dell'Uomo preistorico - comprendono ossa frantumate e denti appartenenti a Uro, cavallo, cervo e rinoceronte.

Gli strati più alti, ricchi di raschiatoi e punte ritoccate, possono essere riferiti culturalmente al Musteriano tipico; la tecnica di taglio della pietra è quella nota come Levallois. (Fonte: Ginosa, in Puglia Rurale, il territorio a Ovest di Taranto tra Murgia, Gravine e Jonio. Regione Puglia, Capurso, 2001)

 
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